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12/10/17

È in libreria

Il nuovo romanzo di Antonio Paolacci doveva intitolarsi Piano Americano. Era la storia di un manipolo di personaggi bizzarri impegnati a realizzare uno scherzo mediatico di portata storica, una storia dal sagace gusto cinematografico, piena di intricati e complessi artifici narrativi. Ma quel romanzo non sarà mai scritto. Perché, ora che sta per diventare padre, ora che il mondo dell'editoria lo conosce bene, Antonio Paolacci ha deciso che Piano Americano non lo scriverà più. Anzi: smetterà di scrivere per sempre. Eppure, così facendo, riuscirà a comporre il suo libro più autentico, dove la vita e le vicende dell'autore si intersecano continuamente con quelle dei suoi personaggi, che escono dalla pagina e si insinuano nel reale in un continuo gioco di sponda tra finzione e realtà.
Un romanzo che non è un romanzo, tra cinema, editoria, letteratura e realtà, in cui tutto ci viene svelato per dirci che niente è mai del tutto vero. Un saggio autobiografico, un racconto che rivela la verità più sincera tramite spudorate menzogne, un libro irriverente e funambolico sull'arte stessa della narrazione.


Rinunciando a scrivere un romanzo, Antonio Paolacci ha scritto il suo romanzo migliore, nel quale le idee si muovono come se fossero personaggi per rivelare il dramma nascosto dietro l'artificio della letteratura.
Alessandro Zaccuri
scrittore e giornalista


Antonio Paolacci è un editor, lavora sui libri e con i libri da anni, e ha idee nuove e coraggiose. Proprio per questo, nel suo nuovo romanzo si mette in gioco completamente. Fa una scommessa. Rischia. E vince.
Andrea Cotti
scrittore e sceneggiatore


Un romanzo insolito, ironico e appassionato, che racconta in un abile gioco di specchi il nostro complesso presente.
Laura Bosio
scrittrice e consulente editoriale

Un percorso labirintico tra la verità della concretezza quotidiana e le diverse forme di finzione, tra le quali chi vuole essere scrittore deve destreggiarsi. Un romanzo lucido, ironico, a tratti surreale.
Emilia Marasco
scrittrice e direttrice di Officina Letteraria


Un gioco di specchi raffinato ci fornisce indizi decisivi per poi eluderli senza pietà: Piano Americano coinvolge il lettore in una ricerca incessante al confine tra realtà individuale e finzione pura.
Otto Gabos
autore e fumettista

Puoi acquistare il libro in ogni libreria. 
Anche in quelle online, come per esempio: 
- Amazon
- Oppure direttamente sul sito di Morellini Editore

28/08/17

La mano di Hitchcock. Tutti i segreti della scena della doccia di Psycho


Incontro-seminario a ingresso gratuito in varie città italiane 

La scena della doccia è ancora oggi considerata la più famosa della storia del cinema. E il film Psycho è quasi all’unanimità ritenuto il capolavoro di Alfred Hitchcock.
Non tutti sanno però che il film fu una produzione indipendente perché, nonostante la notorietà del suo autore, i grandi produttori di Hollywood si erano rifiutati di realizzarlo.

In una lezione unica di circa due ore analizzeremo il film, con particolare attenzione alla sua straordinaria scena madre, scoprendo come funziona l'opera indipendente più celebrata della storia e cosa può ancora insegnarci a proposito delle tecniche narrative.

Perché fu considerato rivoluzionario? In che modo catturò il pubblico? Quali erano le convinzioni di Hitchcock che i grandi produttori non condividevano? Perché la scena della doccia conserva ancora oggi tanta importanza? Come venne ideata e realizzata? Quali sono i suoi effetti sulla percezione dello spettatore?
Rispondendo a queste e molte altre domande, spiegheremo le ragioni di un incredibile successo e sveleremo alcuni grandi segreti dell’arte narrativa. 


Le prime date

Sabato 7 ottobre - ore 21.00 
Al Castello Visconteo di Belgioioso (Pavia) - Sala degli Affreschi 
Per il festival IndipendenteMente
[Con la presentazione in anteprima del mio nuovo romanzo Piano Americano, in libreria dal 12 ottobre]

Domenica 22 ottobre - ore 14.30 
Al Palazzo Ducale di Genova - Sala Didattica
In collaborazione con Officina Letteraria

Sabato 28 ottobre - ore 14.30 
Alla Libreria Trame di Bologna, in via Goito 3/C
15 posti con prenotazione obbligatoria. Per prenotarvi scrivete a: info(AT)libreriatrame.com
[A seguire - alle 17.30 - presenterò il mio nuovo romanzo Piano Americano alla libreria Ubik Irnerio di Bologna, con Andrea Cotti


Prossimamente anche a 
Milano, Roma, Napoli, Palermo, Reggio Emilia, Torino, Livorno... 
Chi volesse ospitare il seminario, può contattarmi qui

18/04/17

Tempo di libri

Quest'anno uscirà un mio nuovo libro.
Non è un romanzo convenzionale. Anzi, non è nemmeno esattamente un romanzo. È un lavoro anomalo, inconsueto, ironico e a tratti comico, che parla anzitutto di comunicazione e - quindi - anche di se stesso.
L'ho scritto pensando continuamente che questo lavoro fosse il mio giro di boa, il mio giro di vite sulla scrittura.

Si chiama Piano Americano.
Credo sia in assoluto il mio lavoro più originale e interessante.
Uscirà a ottobre per Morellini.

Intanto, alla nuova fiera dell'editoria Tempo di libri a Milano, Piano Americano sarà già presente in una specie di esclusivissima anteprima, cioè in forma di bozze non definitive riservate alla stampa.
(Se quindi siete recensori, e sarete in fiera, potete chiederne una copia allo stand dell'editore.)

L'editore - per chi non lo conoscesse - è un indipendente già noto e apprezzato dagli addetti ai lavori. Da quest'anno sarà molto attivo anche sulla narrativa, che è in decisa crescita nel suo catalogo.

Quanto a me, conto di essere in fiera a Milano sabato 22.
Morellini sarà allo stand C23 del Padiglione 2.
Ci vediamo lì, nel caso, se capita.

08/09/16

Parte il nuovo anno di Officina Letteraria


Siamo pronti per iniziare la nuova stagione di Officina Letteraria.

Quest'anno io sarò sia al laboratorio di II livello, insieme a Emilia Marasco, sia in quello di III livello, insieme a Laura Bosio.
(Il laboratorio di I livello - La grammatica delle storie - è tenuto da Ester Armanino e Sara Boero).

06/09/16

Festival della Punteggiatura - seconda edizione


Quest'anno avrò il piacere di partecipare alla seconda edizione del Festival della Punteggiatura, che si svolgerà a Santa Margherita Ligure il 23 e 24 settembre.
Sabato 24 alle 16.00 parleremo di punteggiatura e narrativa, insieme a Emilia Marasco e Barbara Fiorio, coordinati da Elisa Tonani, direttrice del Festival.

Qui il programma delle due giornate:

03/06/16

Gomorra – Di cosa stiamo parlando?


Ecco una serie televisiva italiana che merita successo e lo ottiene, anche all’estero, ed ecco che qui da noi è subito polemica.

Del resto, qui da noi, è già difficile vederli, i prodotti culturali di qualità. È difficile che esistano, perché i primi a boicottarli sono proprio gli addetti alla cultura, i produttori e gli editori, i critici e gli opinionisti vari, che del proprio lavoro hanno poche idee e perlopiù sbagliate.
Una di queste, per esempio, è che per ottenere successo in Italia si debba avere un nome famoso (Accorsi, Scamarcio, Roberto Vecchioni) che faccia da sponsor e presunto trascinatore dell’affetto della gente.
Diciamolo subito: credo che questo assunto sbagliato sia anche alla base dell’unico difetto che io vedo in Gomorra – La serie: il fatto, dico, che il progetto ruoti intorno a un nome estraneo ai meriti oggettivi del prodotto (mi riferisco alla sua qualità squisitamente cinematografica), quello di Roberto Saviano.

13/04/16

Una nuova avventura


Non sono mai stato servo di nessuno,
 né ho mai avuto nessuno come servo.
 Il vino, il grano mi sono bastati anno dopo anno.
Da un secolare detto georgiano

Da qualche settimana è cominciata per me una nuova, entusiasmante avventura: la Velier - azienda contraddistinta da un forte spirito di ricerca e di innovazione - ha deciso di aprirsi al mondo dei libri, con la creazione di un nuovo marchio editoriale, e ha chiesto a me di occuparmene.

Sono quindi felice di annunciare che da oggi sono anche il responsabile e curatore editoriale delle nascenti Edizioni Velier.


19/02/16

Perché un laboratorio di editoria e scrittura

In alcuni anni di lavoro in editoria, ho potuto verificare quanto siano diffusi certi luoghi comuni sul mestiere di scrivere e sul lavoro dell’editore: nozioni approssimative o del tutto erronee, preconcetti, disinformazioni che alimentano un’idea del mondo dei libri abbastanza falsata. Queste inesattezze, troppo diffuse e date per scontate, alle volte ingannano non solo gli aspiranti scrittori ma anche alcuni autori pubblicati.

10/02/16

Laboratorio di editoria e scrittura | a Genova dal 25 febbraio

Un nuovo laboratorio per Officina Letteraria, in grado di fornire tanto le nozioni tecniche indispensabili a futuri professionisti dell’editoria, quanto quelle che ogni scrittore dovrebbe conoscere.

22/01/16

A proposito di Loro

Ho visto questo spettacolo nascere, fin da quando non era ancora nemmeno un’idea di spettacolo. Da quando cioè Maurizio Patella mi raccontava la straordinaria storia di Zanfretta davanti a una birra, inchiodandomi alla sedia e facendomi ridere di gusto.
Da allora e forse (mi piace pensarlo) anche grazie a me che lo incitavo, Maurizio ha iniziato a lavorare al monologo.
Era già un attore di tutto rispetto, aveva interpretato spettacoli difficili e superato autentiche prove d’attore, aveva dimostrato professionismo e capacità eccellenti anche al cinema, era stato candidato due volte al premio Ubu, ma – come accade a molti attori di talento italiani – non veniva valorizzato né premiato, neanche un po’.
Il mondo del teatro italiano non è diverso da quello editoriale: si viaggia per favoritismi, si viene scritturati male e con difficoltà, si fatica per niente, spesso per meno di niente, e ci si vede scavalcati da persone senza talento, si è insomma continuamente tentati di mollare.
E in quel periodo, quando cioè Maurizio mi raccontava di Zanfretta davanti a una birra, lo eravamo entrambi: stavamo per compiere quarant’anni, ci chiedevamo se valesse la pena di continuare a sperare in un futuro che ci desse da vivere con i lavori per i quali avevamo studiato e sudato, ci rispondevamo di no.
È così che succede: è così che si può decidere di smettere. E io ho visto Maurizio smettere, come ho fatto anche io, perché entrambi abbiamo smesso di aspettare.
Ho visto il mio amico attore diventare drammaturgo, l'ho visto decidersi a comporre un lavoro che fosse finalmente e davvero suo, bello e soddisfacente per lui, perfetto per l’esplosione del suo talento e del suo professionismo.
Ho visto questo spettacolo nascere da un’idea vaga e complicata, l’ho visto comporre un testo con fatica e dedizione, l’ho visto vincere un premio prestigioso, e ho visto quel testo diventare una messa in scena geniale, tra molti tentativi e dopo tanto studio, e oggi lo vedo girare l’Italia in forma di spettacolo e sento l’entusiasmo di chi lo ha guardato, il divertimento di chi ci lavora, la soddisfazione di chi collabora con Maurizio (in particolare il bravissimo Davide Rigodanza).
Nel frattempo, il testo e la messa in scena sono ulteriormente migliorati, replica dopo replica, aggiustamento dopo aggiustamento, come sempre succede agli spettacoli teatrali fatti con passione e scrupolo, e io non vedo l’ora di poterlo rivedere.
Il che per me accadrà a Genova, al celebre Teatro della Tosse, dove chiuderà il suo giro stagionale il 28, 29 e 30 aprile.

Se volete conoscere le altre repliche, le trovate qui.

ph. Paola Ronco

Capitolo Zero

Il mio corso di scrittura unico, destinato a scuole o strutture che volessero ospitarlo fuori Genova
In collaborazione con Progetto Santiago 
Se volete ospitarlo nella vostra struttura, contattatemi qui >

Un corso di scrittura creativa con nozioni di editoria
— La teoria e la pratica della scrittura
L’ideazione, l’ambientazione, i personaggi, la trama, lo stile: un classico corso di scrittura creativa basato sulle tecniche di insegnamento usate nelle università americane, ma anche un seminario di editoria per chi scrive, utile a conoscere il lavoro delle case editrici, per meglio relazionarsi con loro: come inviare i manoscritti, a chi rivolgersi, a quali condizioni pubblicare.

— 11 lezioni per 11 incontri nei weekend 
Ogni lezione affronterà un argomento preciso e potrà essere frequentata separatamente.
La prima lezione con la presentazione del corso si svolgerà a ingresso gratuito in data da definirsi (gli interessati possono già prenotare e chiedere informazioni scrivendo a aless.terni@gmail.com).
Il corso prevede esercitazioni pratiche al termine di ogni lezione.

— Argomenti delle lezioni
1. Le premesse: Teorie e tecniche d’insegnamento. In quali modi si può insegnare scrittura creativa. In cosa consiste questo corso, come si svolge, perché frequentarlo. (Lezione a ingresso libero).
2. La struttura inevitabile: Nozioni di narratologia. Come sono costruite le storie.
3. L’autore e i personaggi: Psicologia, complessità, realismo. L’io narrante, i personaggi principali e quelli secondari. La presenza dell’autore nella storia narrata.
4. Il contesto: Ambientazione reale o immaginaria. La conoscenza e la giusta distanza dal contesto.
5. Il punto di vista: I punti di vista dei personaggi e quello dell’autore.
6. Lingua, linguaggio, stile: Differenze tra lingua, linguaggio e stile. Conoscere la retorica.
7. Elementi di storia della letteratura contemporanea.
8. Nozioni di editoria: Come nasce un libro. L’editoria contemporanea. Aspetti legali e rapporti economici tra autore ed editore.
9. Editing e revisioni: La revisione del manoscritto e le correzioni professionali.
10. Pianificazione e svolgimento del lavoro: Come partire dall’idea e arrivare all’ultima stesura di un racconto o di un romanzo.
11. E ora scriviamo: Riepilogo e conclusioni, con esercitazioni pratiche che porteranno ogni partecipante alla scrittura di un breve racconto.

— Costi
— Per una singola lezione: € 80,00
— Per l’intero corso: € 700,00

— Informazioni e iscrizioni
Per prenotazioni, maggiori informazioni sulle date e pre-iscrizioni scrivete a: aless.terni@gmail.com
Per informazioni sulle tematiche del corso e altre delucidazioni scrivete a: redazione@progettosantiago.it


28/12/15

Flemma a Milano il 10 gennaio


Il 10 gennaio si apre a Milano la rassegna In Alto Mare 2016 curata dal gruppo musicale di Nicoletta Bernardi con l'attrice Federica Toti.

L'appuntamento è allo Spazio Artepassante, dove la rassegna proseguirà con altre quattro serate a cadenza mensile (ogni seconda domenica del mese) fino al 12 giugno.
Ogni serata sarà dedicata a un romanzo e al suo autore, ospite dell'incontro. Ogni romanzo verrà così presentato in uno spettacolo dove musica e parole si fondono e confondono.

Il 10 gennaio l'ospite sarò io, con il mio Flemma
Federica Toti leggerà alcuni brani del romanzo e ogni lettura sarà abbinata a una canzone originale del gruppo.
«Il mestiere dello scrittore», ha detto Nicoletta Bernardi, «mi pare sia rimasto l’unico lavoro serio perché in grado di immaginare realtà non precostituite. Le parole lette prima, sulla musica, danno nuovo senso alle mie canzoni, mi aiutano a riviverle, a eseguirle diversamente».
Allo stesso modo la musica darà nuovo senso alle mie parole scritte.

Vi aspetto domenica 10 gennaio, a partire dalle 19.00, allo Spazio Artepassante 
(Stazione Repubblica del Passante Ferroviario di Milano)
con:
Nicoletta Bernardi voce
Federica Toti voce narrante
Gianni Consiglio basso
Raffaele Lomoro chitarra
Giosuè Consiglio batteria 




31/08/15

Il mio primo romanzo

Il mio primo romanzo è uscito nel 2007. Si intitola Flemma e sta per uscire di nuovo, ripubblicato da Morellini Editore.
L’avevo scritto tra il 2005 e il 2006 e ci avevo impiegato più di anno, non solo perché era per me un lavoro ambizioso, ma anche perché il lavoro (ambizioso) consisteva in buona parte nella definizione di me stesso come autore, nella ricerca e nel rispetto della mia voce, nella delimitazione di una mia scrittura.
Il romanzo aspirava a un’estetica sociale e letteraria insieme: guardando da una certa distanza i generi tradizionali legati al tema del crimine, della colpa e dell’innocenza, in Flemma ho inseguito il respiro di una generazione che mi pareva muoversi come un adulto divenuto improvvisamente cieco e che non fosse in grado tuttavia di ammetterlo. Si era a metà degli anni Zero, mentre scrivevo, e la situazione scandalosa di dominio da parte della mediocrità non aveva ancora colpito le mie fondamenta: l’operazione aveva senso. Mi pareva che le menti migliori cercassero di venire a capo dei fenomeni culturali e sociali che tormentavano anche me. E lavorai in questa direzione, come facevano loro. Mi dedicai quindi alla disgregazione delle disgregazioni, costruendo un romanzo che Valter Binaghi avrebbe poi definito “una scomposizione cubista della scena del crimine”. Non guardavo alle forme consolidate della narrativa italiana: guardavo oltreoceano, anche convinto del fatto che la mia generazione avesse maggiore dipendenza dalla cultura americana che da quella europea, essendo noi cresciuti più davanti a uno schermo che per strada.
A stesura terminata, lo inviai a una persona soltanto. Lo inviai solo a Luigi Bernardi, che all’epoca era stato il mio insegnante in un paio di corsi di scrittura. Passò un mese, poi due, poi tre, poi Luigi mi mandò un SMS, nel quale diceva: Sei pronto all’esordio. Sei mesi dopo Flemma era in libreria e io iniziavo a diventare l’uomo che sono oggi. Di lì a poco avrei iniziato a lavorare con Luigi ai libri Perdisa Pop, nel giro di qualche anno sarei diventato editor e direttore editoriale.

Intorno al 2008, Luigi mi disse che Flemma aveva diritto a una seconda vita almeno. Mi disse che avrei dovuto prima o poi fare qualcosa per farlo esistere in un nuovo contesto editoriale. Così ho fatto, appena mi è stato possibile, cioè nel 2015, quando scadeva il contratto della sua prima edizione.
Ed eccoci qui: molte cose sono cambiate in me e intorno a me. Il lavoro editoriale mi ha insegnato ciò che sempre insegna l’esperienza, ovvero il disincanto. Ed è forse inutile dirvi che rileggere Flemma oggi vuol dire per me leggere un romanzo che non riscriverei più, non a quel modo. Ma è giusto così: l’autore di quel libro era un tizio di poco più di trent’anni che non sono più io: un autore con un’altra voce e altre idee sulla propria scrittura, ma un autore che aveva cose da dire e che mi sembra ancora capace di dirle in quelle pagine.
Su questo mi sono confrontato con il nuovo editore, come era giusto. La domanda che ci ponevamo riguardava il grado di rispetto che dovevo a quel testo. Da parte mia sapevo di doverne rispettare l’indole, perché il suo bello è anche nascosto nella sua attuale distanza da me. Era un romanzo autentico, molto sentito, carico di partecipazione.
Alla fine ho deciso di fare una sola modifica importante. Ho eliminato in particolare uno dei personaggi, il che non ha quasi cambiato il libro, e per niente le intenzioni che lo animavano, ma ha reso possibile la rimozione di una dose eccessiva di informazioni, tipica dell’esordiente.


La nuova versione è dedicata alla memoria di Luigi Bernardi e Valter Binaghi.

19/02/15

Mondadori acquista Rcs, e io?


Dunque è ufficiale: ieri Mondadori ha reso pubblica l'offerta d'acquisto. E così da ieri gli addetti ai lavori cercano di spiegare ai lettori che, se Mondadori acquista Rcs Libri, le conseguenze potrebbero essere funeste.
Spiegarlo sembra necessario anche perché gli effetti di questa operazione potrebbero restare del tutto ignoti ai profani: i singoli editori del gruppo Rcs (oltre a Rizzoli e Bompiani c’è anche Adelphi, per dire) potrebbero mantenere (almeno per un po’) una linea autonoma, anche di qualità, e il disastro resterebbe invisibile ai più.
Ma ci sarebbe eccome, inutile dirlo: se tutta la baracca finisce nelle mani di un unico soggetto, l’autonomia e la qualità non sarebbero più garantite dalla libera concorrenza (ehm, come oggi?), ma solo dalla volontà di quel soggetto.
Per questo, da quando la notizia è pubblica, molti addetti ai lavori hanno reagito, con il consueto diciamo-ottimismo, sottolineando che siamo alla catastrofe totale: presto sarà impossibile promuovere l’originalità (ehm, come accade oggi?), ci venderanno solo ciofeche e penalizzeranno i libri diversi da quelli che vuole il pubblico di massa (mentre oggi… ehm).
«Dovrebbe intervenire l'Antitrust», scrivono alcuni: «Un unico soggetto arriva a controllare più del 60% di un mercato: è uno scandalo!», «È la pietra tombale sull‘editoria italiana», ecc.
Insomma è l’inizio di un’editoria dittatoriale?

Siamo seri. Non è affatto l’inizio.
La creazione di una sorta di Editore Unico in Italia è un’operazione in corso da anni. L’unione di Mondadori e Rcs, per intenderci, non sarebbe nemmeno un grosso problema se gli editori piccoli e medi potessero comunque combattere ad armi pari, se cioè l’Editore maiuscolo non nascesse quando i distributori, le librerie di catena e i mezzi di informazione sono assorbiti, unificati o controllati da un sistema che ha già affossato l’editoria piccola e media.
Chi mi segue sa di che parlo, dal momento che ne parlo da anni. Ma chi mi segue sa pure che non ne parlo soltanto: ho proposto soluzioni, lanciato iniziative, ho cercato di superare il vittimismo e la lamentela con concretezza e realismo.
E lo scorso ottobre è nato Progetto Santiago, non senza fatica, non senza paura, ma è nato e – se non si fosse capito – è nato proprio per queste ragioni.
Del resto, alla nascita di Progetto Santiago gli addetti ai lavori reagiscono di massima in tre modi, in base ai casi: a) con il sostegno, l’interesse o l’adesione convinta, b) con il tentativo di critica di stampo più o meno trollista, c) con il silenzio o la balbuzie, un po’ come Arthur Fonzarelli quando doveva dire «Ho sbagliato».

16/01/15

Editing & Consulenze personalizzate



A cura di Antonio Paolacci
In collaborazione con Progetto Santiago e Officina letteraria 

Che siate autori di un romanzo, di un saggio, di un racconto, la vostra scrittura può darvi problemi e incertezze, o potreste semplicemente avere bisogno di informazioni tecniche su come presentare al meglio un vostro lavoro, sia al pubblico che agli editori.
La valutazione e revisione di un testo è necessaria tanto agli scrittori professionisti quanto agli aspiranti scrittori. Così come una consulenza può essere utile a chiunque non sappia come muoversi nel mondo dell’editoria.

— Progetto Santiago vi offre l'opportunità di consultare uno scrittore ed editor professionista, che potrà analizzare con voi il vostro lavoro aiutandovi a perfezionarlo, se necessario, in base alle singole esigenze.
— È possibile chiedere un editing completo o parziale, così come una consulenza editoriale o dei consigli mirati su come selezionare gli editori a cui rivolgersi.

— Ogni ora di consulenza si svolge di persona oppure on-line, tramite videochiamata diretta.




Come funziona
— Potete prenotare una o più ore di consulenza.

— Gli incontri si svolgeranno tramite videochiamata Skype, su appuntamento.
— Se siete a Genova, potete prenotare incontri di persona presso la sede di Officina letteraria, in via Cairoli 4/B.

— Il costo del servizio varia in base alle ore prenotate:
1 ora singola = € 50
pacchetto 5 ore = € 200
pacchetto 10 ore = € 350
Per usufruire del servizio on-line è necessario essere iscritti all’associazione culturale Santiago.

— Per informazioni e per prenotare sezioni di lavoro on-line:

— Per prenotare sezioni di lavoro di persona a Genova:

15/10/14

Progetto Santiago - In arrivo nelle vostre vite


L’ambiente editoriale e letterario italiano sta attraversando una crisi importante, dovuta a una serie di problemi concreti.
Questi problemi non sono soltanto di ordine economico, ma anche strutturale, perché riguardano il modo in cui tecnicamente vengono trattati oggi i libri, gli scrittori, i lettori.
Questi problemi hanno ormai affossato l’editoria e il lavoro di scrittori e professionisti.

Da anni molti addetti ai lavori (in editoria come in teatro, al cinema o in ambito musicale) combattono per sopravvivere.
Spiace dirlo ma, nella gran parte dei casi, la loro battaglia è già persa.

La frittata è fatta: l’editoria italiana, così come il cinema, la musica, il teatro, non danno più spazio a voci nuove, non valorizzano la qualità, non funzionano in modo equo e di conseguenza non offrono ciò che dovrebbero offrire.

Per vedere un cambiamento, sarebbe necessario anzitutto riportare l’attenzione sui due soggetti realmente interessati all’oggetto libro: lo scrittore e il lettore.
Ma per riuscirci, occorrerebbe cambiare alcune regole del gioco.

Progetto Santiago vuole essere una risposta concreta e utile a tutti.
Non intendiamo però né combattere contro qualcuno, né negare all’editoria il suo carattere commerciale, al contrario: crediamo che per garantire un giusto ed effettivo commercio del libro si debbano mettere sul mercato testi che posseggano alta qualità tanto letteraria quanto editoriale, selezionati per la pubblicazione e realizzati da soggetti competenti.

La nostra si presenterà quindi come un'idea diversa dal solito. Ne conoscerete i dettagli alla nascita, con la pubblicazione del sito internet, che avverrà lunedì prossimo (20 ottobre 2014).


08/10/14

Punti di arrivo e punti di partenza

Se siete qui, siete in rete. E se siete in rete probabilmente conoscere meglio di me nomi come The Jackal o Slim Dogs.
Se invece non sapete chi siano e volete conoscerli, fatelo, ne vale la pena e loro lo meritano. Ma nel farlo non fermatevi all’apparenza.
In apparenza potreste vedere dei ragazzi diciamo normali che realizzano video destinati al web. Sempre in apparenza, il loro successo sul web dipende dal fatto che i video sono divertenti e loro sono simpatici. Solo che il loro non è affatto un hobby, è un’attività seria e impegnativa.
Perché sono sul web e non, per esempio, in tv? La risposta è facile: il web consente loro quello che l’ambiente del cinema, del teatro o della tv non consentono più.
Eppure, evidentemente, sono professionisti. Se per esempio il cortometraggio qui sotto vi diverte, state attenti a notare il perché: la trama è una cazzata totale, la realizzazione è tutto. Se vi diverte è per via di una conoscenza profonda del linguaggio cinematografico e di una competenza tecnica acquisita e messa in opera.
Questi ragazzi conoscono il mestiere a un livello che molti professionisti del cinema italiano (per non parlare della tv) si sognano.
Pensate che meriterebbero di lavorare per la tv italiana? Io dico che meritano di più.



Per molti della mia generazione (e non solo) avere successo vuol dire raggiungere quelle mete che fin da piccoli ci hanno indicato e insieme precluso: se fate video d’intrattenimento, quella meta è la tv; se scrivete libri, è la pubblicazione con grandi editori, la grossa tiratura, e possibilmente (di nuovo) la tv.
Ma oggi molte persone che lavorano in ambito editoriale stanno finalmente vedendo che l’intero meccanismo è sbagliato e la realtà non è solo ingiusta, ma spesso è proprio ridicola.
L’editoria è al collasso: non è più il caso di dire che è sempre stata in crisi e lo è anche adesso. La situazione è molto seria: la crisi è già acqua passata.
È tardi. L’editoria ha cambiato struttura: le case editrici, i distributori, le librerie, tutto funziona in modo assai diverso rispetto a pochi anni fa. Non è solo questione di soldi che mancano: il sentiero che abbiamo percorso in passato, convinti che portasse da qualche parte, oggi sappiamo che porta al baratro. Lavorare con le regole attuali non ha più senso: se siete fortunati, vi porterà a dipendere da gente che limita le vostre idee e vi costringe a realizzare idiozie.

E va bene lavorare per lavorare, ma la libertà espressiva è alla base del nostro mestiere. Se viene limitata, il senso delle cose che facciamo a un certo punto si perde.
Ma non fraintendetemi: la strada alternativa non può essere l’indipendenza del singolo. Se parliamo di editoria e scrittura, la sola alternativa sembra essere l’autoproduzione, l’autopubblicazione con tutto ciò che si porta dietro: nessuna distinzione tra un buon libro e una ciofeca, nessun filtro, la perdita totale di criteri di selezione… Ma questa non è, non può essere l’unica alternativa a un mercato editoriale assurdo e al collasso.
Oggi ognuno può scrivere e rendere pubblico un romanzo o altro, così come ognuno può fare un video e renderlo pubblico: occorre qualcosa che in questo frastuono riesca a separare la musica dal rumore.

Se ho scelto di iniziare parlando di The Jackal e Slim Dogs è perché volevo che fosse chiaro un fatto: il web può veicolare anche belle cose, e in questi casi – per esempio – i presupposti non sono affatto uno scherzo: questi ragazzi non sono degli amici senza competenze che si sono messi a fare video cazzoni per il web. Sono professionisti che si sono uniti per lavorare.

Per cui, ciò premesso, parliamo di noi.
Ad aprile avevo scritto un post su questo blog che si chiudeva accennando a un progetto al quale stavo lavorando. Non c’entra niente con i video, niente con i molti videomaker più o meno capaci che potremmo citare ancora. Non c’entra se non per il fatto che l’editoria è arrivata a somigliare fin troppo alla tv, e dunque si parte da presupposti simili.
Per realizzare questo progetto abbiamo dovuto affrontare mille imprevisti, ritardi e ostruzionismi. Quando si inventa una cosa nuova, occorre imparare altri mestieri, per poter fare il nostro. Ogni tappa nascondeva un tranello, una buca, un intoppo. Ma abbiamo superato tutto, perché tutto era superabile.
Saprete chi siamo e cosa abbiamo pensato di realizzare la prossima settimana.
Nel frattempo, se vi piace, mettete questo video a schermo intero e godetevi la sua bellezza:




16/07/14

Binaghi a Sanremo (con una riflessione implicita sul crollo del mercato editoriale)

Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all'apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all'oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.

Ieri sera ho partecipato a una gran bella serata in onore di Valter Binaghi.
L’incontro si è svolto all’interno del Casinò di Sanremo, perché l’ultimo libro di Valter ha per tema il gioco d’azzardo.
E solo adesso, nel dare questo titolo a questo post, mi rendo conto che ha una certa potenzialità ironica, dico il titolo prima della parentesi, dal momento che lo scrittore Binaghi, tra l’altro, cantava.
Certo, come «cantante» Valter era lontano da Sanremo più o meno quanto la Terra dista da Krypton, e mi scuso per la qualità della battuta, ma terrò questo titolo, anche perché in qualche modo il suo lato sarcastico c’entra con quanto sto per dire.

In effetti potrei elencare diverse strane coincidenze che riguardano Valter e me. Tra le quali c’è il fatto che il suo nome apre e chiude cronologicamente il catalogo Perdisa Pop, e Valter è stato uno degli uomini che più ha saputo darmi forza sia quando ho esordito come autore (con Perdisa Pop) sia dopo, quando ho iniziato a fare l’editor. Parlare con lui, ascoltarlo, leggerlo significava vedere la caparbietà in azione, l’ostinazione se preferite, ma soprattutto la necessità di non tollerare mai l’idiozia e non accettare compromessi anche quando tutto intorno sembra crollare.

Poi oggi, a un anno quasi esatto dalla sua scomparsa, a causa di Valter Binaghi (chi l’avrebbe mai detto) mi sono svegliato nientemeno che in un albergo di Sanremo.
A metà mattina ho attraversato il paese a piedi, diretto in stazione, e ho guardato con attenzione dov’ero. La spiaggia era piena di bagnanti e il centro era un insieme variegato di persone a passeggio, turisti francesi, tedeschi, liguri, e ovviamente mucchi di fiori.
Perché, come sapete, quel paese conta poco più di cinquantamila abitanti eppure è molto famoso per almeno tre cose diverse (la seconda è il Casinò, la terza i fiori).
Un posto strano, insomma, dove a luglio per esempio puoi incontrare bambini francesi col gelato in mano che chiedono ai genitori chi diavolo sia quel tizio della statua in via Matteotti, lì a pochi metri dal teatro Ariston, e vedere che i genitori non sanno rispondere, essendo giustamente all’oscuro dell’importanza storica di Mike Bongiorno.

Sì. C’è davvero. Io l’ho vista. Potrebbe sembrare l’installazione di un artista graffiante, potete interpretarla come una provocazione, potete fingere che sia uno scherzo situazionista, ma è proprio una statua in memoria di Mike Bongiorno, e ovviamente potete riderne, tollerarla, abituarvi all’idea, ma qui nessuno vi biasimerà se direte che anche a voi fa accapponare la pelle.

Gli scrittori, quelli veri, ci insegnano che molte cose in apparenza innocue possono essere considerate da diversi punti di vista. Per esempio: Sanremo è proprio una bella cittadina, piena di fiori e canzoni d’amor, ma basta spostare appena il punto di vista e i fiori possono diventare un simbolo supremo di mascheramento, di distrazione, di copertura, e allora questo posto potrebbe apparire come un luogo rancido, ricoperto di colori e profumi artificiosi, dove regnano piuttosto frustrazione e brama di successo, dolore inflitto dal gioco d’azzardo, dal tritacarne dell’industria dello spettacolo, dalle crisi d’astinenza.

E, vista così, Sanremo potrebbe trasformarsi nella capitale simbolica di quella realtà rappresentata dai mezzi di rincoglionimento di massa.
C’è un mondo là fuori fatto di gente che crede nel successo, che crede che il successo sia quella cosa fatta di soldi e televisione, e che confonde questo pseudo-successo con l’importanza. Lo confonde al punto da erigere monumenti a figure che non hanno dato nessun contributo né al progresso né alla conoscenza.

E così vengo al punto. Cioè torno a Valter Binaghi.
Dello scrittore che è stato (che è) si potrebbe parlare a lungo. Ieri sera lo abbiamo fatto per un paio d’ore e siamo riusciti a stento a dare alcune informazioni minime.
Valter ha scritto libri che rifiutano ogni piattezza, sempre alla ricerca di altre verità. E anche quando ha usato i generi di intrattenimento non ha mai ceduto di un passo alla cultura dell’intrattenimento. Anzi. Ha scritto pagine dure e precise contro la non-cultura propria di un mondo che a Sanremo, a prima vista, sembra l’unico mondo possibile.

Perché, vedete, io stamattina a Sanremo ho pensato per l’ennesima volta quello che pensa ogni pensona che ha letto un po’ di libri e si ritrova, mettiamo, in via Montenapoleone a Milano: che esistono due specie animali diverse, entrambe definite «umane» ma lontane tra loro come le ostriche dai volatili (per dire). E non parlo di classi sociali. Parlo di uso del cervello, di due universi tanto separati che non sono in grado di capirsi, di comunicare o trasferirsi a vicenda una minima informazione che sia utile. Due mondi che ieri sera a Sanremo erano rappresentati rispettivamente dai lettori (e autori) di libri e dal contesto in cui questi si incontravano, un contesto fatto di canzoni inascoltabili che fatturano come anni di un lavoro ragionevole, di occhi spenti alle slot machine, di corpi pericolanti come impalcature che sorreggono a fatica vestiti e opere decennali di chirurgia estetica.

Si sarebbe divertito Valter Binaghi se ieri sera fosse stato con noi al Casinò di Sanremo?
Non ne ho idea. Forse no. Forse avrebbe litigato con qualcuno, forse avrebbe fatto un’acuta riflessione su quanto l’editoria attuale stia cercando di adeguarsi ai non-gusti di quella specie animale detta «umana» eppure tanto diversa da noi, ma forse avrebbe sorriso all’idea di essere celebrato proprio lì, come una mina piazzata al punto giusto, al centro della tana del nemico, là dove si erigono statue in memoria di tizi che reggono in mano – invece che armi, fiaccole o libri – una scritta che indica in breve il modo migliore per non vedere la realtà: Allegria, punto esclamativo.

26/05/14

Particolari in chiaro

Ecco il testo (scritto per l'occasione) che ho letto durante l'incontro Un giorno vi racconterò. Ricordo di Luigi Bernardi


Luigi Bernardi era un bastardo. Ve lo dico, ma tanto lo sapete anche voi. Ti faceva incazzare, brontolava di continuo, ti metteva in difficoltà. E poi odiava essere chiamato maestro ma ogni tanto faceva proprio come certi maestri zen, avete presente: ti tirava una randellata senza nessun motivo apparente. Tu eri lì, tranquillo a dire o fare qualcosa di normalissimo, e lui bam!, ti randellava. Era un bastardo, Luigi Bernardi, ed era facile dargli del bastardo se non riuscivi a capire che la randellata serviva a svegliarti, a farti uscire dai tuoi comodi percorsi mentali.

Immaginate la scena seguente. Siamo a Maniago, una sera di non so più che anno, per il premio Lama e trama. Alla fine delle premiazioni c’è questa cena con tutti i partecipanti. Gente di ogni età e di ogni parte d’Italia che ha scritto racconti pieni di squartamenti a mezzo coltelli da cucina. C’è questa tavolata con sette o otto persone sconosciute. Uno dei ragazzi, magro, ventenne, speranzoso, per farsi notare da Luigi inizia a parlare male di Faletti. (Fabio Volo non c’era ancora: erano gli anni in cui si parlava male di Giorgio Faletti).
E insomma: «Il successo di Faletti fa venire il voltastomaco», dice il ragazzo, e gli altri aspiranti scrittori seduti con noi gli danno ragione: «Faletti non sa scrivere», «Mi chiedo perché la gente compra i libri di Faletti». Eccetera.
Conoscono Luigi Bernardi come un burbero incazzoso, un intellettuale che dice le cose come stanno, per cui credo che tutti si aspettino di sentirlo d’accordo, pronto a tuonare contro Faletti, e chi lo legge, e chi lo pubblica. Ma Luigi zitto, non reagisce. Mangia. Inespressivo. Allora il ragazzo non resiste e lo chiama in causa: «Luigi», gli fa, «non sei d’accordo?».
Il Bernardi alza la testa dal piatto, fa un respiro e dice, serissimo: «Guarda. Non dovrei dirlo, ma la verità è che i libri di Faletti li ha scritti tutti Paolacci».

Per fortuna io riesco a trattenere la risata. È solo un attimo. Fossi scoppiato a ridere avrei rovinato la scena. Perché la cosa interessante di questa storia è che a quel punto è calato il gelo. C’erano sette o otto persone a quella tavola, e tutti negli ultimi dieci minuti avevano parlato male dei libri di Faletti, e tutti a quel punto hanno creduto per un attimo che il vero autore di quei libri fossi io, ovvero il giovane scrittore sconosciuto che collaborava con Bernardi.
In un colpo solo, Luigi aveva infilato tre o quattro randellate a ognuno di loro, e senza nemmeno essere in reale disaccordo con quanto dicevano. Solo dopo, solo quando hanno capito che era uno scherzo, sono sicuro che i più svegli di loro hanno riflettuto bene e hanno recepito il messaggio. Che era questo: è meglio non dare mai niente per scontato, prima di emettere un giudizio è bene considerare quanto si sa in merito a ciò che si giudica, e cosa si sa delle persone a cui si sta parlando.

Gianni Montieri, che ringrazio, ha voluto che questa serata prendesse il titolo da un mio pezzo dello scorso aprile, in cui dicevo che Luigi usava spesso la frase «Un giorno vi racconterò…» appunto per spiazzare chi esprimeva opinioni facili su cose che non conosceva a fondo. Più esattamente, scrivevo che questo era il suo modo per far capire ai meno informati che l’editoria è molto diversa da ciò che credono sia: «Un giorno vi racconterò come lavorano davvero quelli di [una nota casa editrice]», diceva. Oppure: «Un giorno vi racconterò come la pensa davvero [uno scrittore famoso]». Poi questo giorno non veniva mai, non raccontava niente alle persone di cui non si fidava, ma riusciva comunque a insinuare dubbi, che è poi il primo dovere del vero narratore.

Se vado indietro con la memoria e provo a ricordare in che modo è iniziata la nostra collaborazione, mi tornano in mente le facce di molta gente. Persone che si chiedevano da dove cavolo spuntassi io, questo tizio che a un certo punto il Bernardi aveva iniziato a coinvolgere in varie cose che faceva.
Se domandaste a me il perché di questa sua scelta, vi risponderei che a un certo punto abbiamo capito che ci intendevamo. Niente di più, ma soprattutto niente di meno: è una cosa rarissima e preziosa, nell’ambiente editoriale, trovare qualcuno con cui ti intendi davvero. So che molti di voi qui presenti stasera sanno di cosa sto parlando perché con Luigi hanno provato la stessa cosa: quella sensazione appagante di sentire che qualcuno è d’accordo con te su cose che la gran parte della gente non capisce nemmeno se gliele spieghi. Punti di vista sul mondo. Punti di vista sulla scrittura.
Però no, signori. Non siamo una ristretta cerchia di sfigati. Nossignore. Non siamo nemmeno una minoranza o quel mostro contemporaneo che alcuni chiamano Nicchia (scrittori di nicchia, libri di nicchia). Col cazzo. Per spiegarvi meglio, lasciatemi citare David Foster Wallace. Perché è anche di Wallace che stiamo parlando. E non del Wallace depresso, del Wallace suicida che ci ha lasciati orfani, ma di quello ottimista, quello che ci faceva sentire meno soli, quello che credeva nella letteratura e che usava la scrittura come occasione di incontro tra intelligenze.

Quando uscì in Italia l’intervista di Lipsky a Wallace, Luigi postò su Facebook un brano che io avevo sottolineato nella mia copia del libro tipo un’ora prima di vederlo sulla sua bacheca. (Ecco di cosa parliamo, quando parliamo di intesa.) Il brano era questo:

Gli scrittori hanno la licenza e anche la libertà di mettersi seduti da una parte… di mettersi seduti da una parte, stringere i pugni e rendersi mostruosamente consapevoli delle cose che in genere noi percepiamo solo fino a un certo punto. E se uno scrittore fa bene il suo lavoro, in pratica non fa altro che ricordare al lettore quanto è intelligente – il lettore, intendo. Cioè, gli apre gli occhi su qualcosa che il lettore sapeva già da prima. E la questione non è che lo scrittore ha maggiori capacità rispetto a una persona qualunque. È che lo scrittore è pronto, secondo me, a tagliarsi fuori, a isolarsi da certe cose e sviluppare… e pensare, tutto qui, pensare molto intensamente. Cosa che non tutti possono permettersi il lusso di fare.

Questo concetto, questo pensiero così semplicemente espresso da Wallace su quale sia in definitiva il lavoro dello scrittore, sfuggiva e sfugge alla gran parte delle persone in circolazione. I superficiali – e cioè quelli a cui stiamo concedendo sempre più spazio – sono quelli che vorrebbero essere scrittori senza mai mettersi in discussione, senza dover riflettere intensamente, per non correre il rischio di dover ammettere i propri errori di valutazione. Sono quelli che vorrebbero essere per genetica incapaci di sbagliare, in modo da poter giudicare tutto e tutti al volo, senza il bisogno di approfondire, di riflettere, di non dare mai niente per scontato.

Un paio di settimane fa, parlandone sul suo blog, Giampaolo Simi accennava al fatto che da qualche anno Luigi aveva smesso di essere ottimista. È vero. Verissimo: negli ultimi anni continuava a dire che in editoria tutto stava andando in malora. Lo raccontavo proprio in quel pezzo che ho scritto ad aprile. Eppure, come scriveva Simi, «vi posso assicurare che ha saputo essere una delle persone più ottimiste che abbia mai conosciuto». Ed è verissimo pure questo.
Anzi, in un certo senso io potrei garantirvi che Luigi Bernardi non è mai stato davvero pessimista. Lo era, e molto, per quanto riguarda lo stato e il futuro dell’editoria. Lo era su molte altre cose. Ma ricordo bene che tutte le volte in cui ero io a dire «È uno schifo, io smetto di scrivere, è tutto finito», quel bastardo rispondeva: «Non dire cazzate, Paolacci. Non è finito proprio niente».


18/05/14

Ricordo di Luigi Bernardi

Il 23, 24 e 25 maggio Macao ospita la seconda edizione di InEdito, festival di editoria indipendente.

Uno degli incontri del festival, sabato 24, sarà dedicato a Luigi Bernardi.
Tra gli altri ospiti ci sarò anche io, con un mio breve scritto inedito.




Racconti su Luigi Bernardi
a cura di Ylenia d’Alessandro e Gianni Montieri

Attraverso la lettura delle sue parole e viaggiando dentro la memoria, racconteremo l’editore, lo scrittore, l’uomo.
Col sorriso, come sempre dovrebbe essere.

Con Paola Ronco, Antonio Paolacci, Alessandro Zannoni, Nicoletta Vallorani, Barbara Garlaschelli, Alessandra Terni, Nicoletta Bernardini, Giuseppe Merico, Anna Toscano, Rosario Palazzolo, Francesca Rimondi, Otto Gabos, Silvia Tebaldi, Gianni Montieri

Macao
Viale Molise, 68 – Milano
Sala cinema teatro – piano terra – ore 19.30